Accerchiato

Giovedì, al bar. Invidia profonda per la donna del tavolo accanto, che giostrava tre quaderni tre, scrivendo con grafia elegante. Poi arriva il libro di una vecchia conoscenza — conoscenza superficiale, ma pur sempre conoscenza —, niente male e pubblicato da una super casa editrice. Nel frattempo, il tempo è bello e tutti leggono. Sono accerchiato.

Mi sa che devo scrivere qualcosa di decente, urgentemente.

Fuck the crisis

fuckthecrisis:

Fuck the crisis
All those degrees now useless pieces of paper
All the dreams put on pause
They only grow at night
Now that there is no growth

Fuck the crisis
And the politicians saying not to worry
They already have a job

Fuck unemployment
And people judging you for what you earn
Are we…

A night with Joan Didion - why I liked "Slouching Towards Bethlehem"

A night with Joan Didion - why I liked "Slouching Towards Bethlehem"

Recensione - Il ladro di gomme, che e’ di Douglas Coupland e non di Douglas Adams, protettore di tutti i nerd senza fantasia, come scritto nel post di ieri ;-)

Recensione - Il ladro di gomme, che e’ di Douglas Coupland e non di Douglas Adams, protettore di tutti i nerd senza fantasia, come scritto nel post di ieri ;-)

Mattine produttive, recensioni in arrivo

Mattine produttive, recensioni in arrivo

Capitali coraggiosi

Un giorno il direttore di qualche giornale darà il via libera, il webmaster cliccherà OK e a qualcuno verrà un mezzo infarto. Tutti sapranno che la morte nel 1883 era stata una messa in scena per far perdere le tracce, riuscita grazie all’aiuto dell’amico becchino e ad un cadavere provvidenzialmente simile. Dopo tre anni di preparazione ce l’aveva fatta: era scappato dai riflettori, aveva discusso di ricette tradizionali con il Dalai Lama, era diventato buddista e poi a inizio Novecento si era ritirato a far vita contemplativa alle Hawaii. Abita in una vecchia caserma con vista sull’oceano, diroccata quanto basta per tener lontani curiosi e turisti. 

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Dodic’ore

Dopo le foto di rito, Joe si ritrovò con molto tempo libero. Tutto era cominciato con una telefonata di Bryan Ranofski, uno dei primi artisti ultra contemporanei di Brooklyn, con cui Joe aveva aperto una galleria a Bushwick, in una fabbrica dismessa senza riscaldamento. Dopo esser stato contattato da un curatore del PS1, il fratellino adottato del MoMA dedicato agli artisti emergenti, Bryan aveva passato le ultime due settimane perseguitando amici e parenti a caccia delle sue opere giovanili.

- Vostro onore, stiamo parlando di una pila di vecchi giornali!

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Il Grande Elettricista

Tutti i giorni, tra le dieci di mattina e mezzogiorno, il Grande Elettricista siede a gambe incrociate sul tetto piatto del suo condominio a Brooklyn per fissare lo skyline di Manhattan e meditare. Saluta i grattacieli e poi chiude gli occhi, ripassando la struttura della rete di distribuzione elettrica mondiale ed annotando le riparazioni più urgenti.

Sente lo scorrere della corrente dalle centrali verso i miliardi di tablet e smartphones che la notte, quando nessuno invade l’intimità del loro schermo, si godono la pace della ricarica. Quindi è il turno dei vari aggeggi per la diffusione del segnale: modem, router, antenne, cavi eccetera, sempre più occupati a trasmettere app e relativi dati, partiti da server ben ventilati qualche millisecondo prima. E poi ci sono le insegne di Times Square e le loro simili in giro per il mondo, che riflettono nella stratificazione delle pubblicità i cambiamenti geopolitici.

Dopo aver controllato i passaggi intermedi di solito al Grande Elettricista viene un certo languorino. Si stiracchia, da un’occhiata al cielo per capire come cambierà il tempo, si sgranchisce le gambe e scende per la vecchia scala a pioli, che nonostante l’aspetto deve ancora dare segni di cedimento.

 

Sulla lettura

Leggo perchè faccio schifo a calcio

Leggo perchè mi porta via

Leggo perchè alle ragazze piace leggere, o forse mi piacciono le ragazze che leggono

Leggo perchè nessuno se l’aspetta

Leggo perchè sono un feticista dei libri

Leggo per cercare la grande bellezza

Leggo perchè non può esser tutto qui

Leggo perchè è più facile che scrivere e fare di conto

Leggo perchè quelli della Lega non leggono

Leggo per sfuggire agli “i.e.” ed “e.g.” di scienziati ed ingegneri

Leggo per controllare che nessuno scriva robacce come questa

City of books

Ad ogni città segnata sull’atlante ne corrispondono almeno due: quella che conosciamo tutti, fatta di mattoni, cemento ed asfalto, e la sua omologa nello spazio dei libri. Questa ha la stessa struttura, lo stesso arredo urbano e gli stessi edifici della città reale, realizzati però usando tascabili, incunaboli, diari, fogli a4 di poesie scritte a mano, brutte copie di temi e stampe di ebook.

Ogni città fatta di libri è una copia in scala della corrispondente città reale; il rapporto tra le dimensioni delle due dipende dalla quantità di opere ispirate o dedicate. Ogni anno il team locale di Grandi Architetti, basandosi sui dati raccolti l’anno precedente dall’Accademia dei Librai, discute il piano regolatore della città di carta. La stessa opera viene conteggiata più volte solo se copie diverse contengono diverse dediche, appunti, macchie di caffè o altre aggiunte artistiche. 

Poche città al mondo possono vantarsi di avere una copia 1:1 nello spazio dei libri. Per il momento sono solo New York, Parigi, San Pietroburgo e l’intera Islanda, mappata in deserti sassosi di volumi sparsi, vulcani di creatività e pozze di letteratura erotica termale appena fuori Reykjavik, dove gli inverni bui trasformano in scrittore un abitante su 10.

Chissà se i turisti oltre a quello in vetro-cemento sarebbero riusciti ad intravedere anche l’Empire State Building fatto di Paul Austen, copie annotate del New Yorker e scarabocchi di Woody Allen! Dalla guida non si capiva bene quando avrebbero cominciato a digitalizzare la città dei libri per mancanza di fondi, fotografando tutto e caricando online i modelli 3D.